Sebbene il concetto di smart contract sia inevitabilmente connesso al fenomeno Blockchain, tuttavia si parla già di “contratti intelligenti” a partire dagli anni ’70 per poi essere oggetto di sperimentazione negli anni ’90.

Oggi, la tecnologia basata su registri distribuiti, consente agli smart contract garanzia di sicurezza, trust e fiducia che in passato non era possibile ritrovare.

Che cosa sono gli smart contract?

Il decreto semplificazioni 2019, all’art. 8-ter introduce per la prima volta il concetto di “smart contract”, definendolo come un “programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia digitale…”

Lo smart contract opera su tecnologie basate su registri distribuiti (DLT) ossia, come definiti, all’art. 2 del decreto “le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia, verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili .

Dunque, le tecnologie che si basano su registri distribuiti, sono caratterizzate da “Database Distribuiti” ossia i Ledger, che possono essere aggiornati, gestiti e controllati da parte di più nodi di una rete. Infatti, ogni nodo è autorizzato ad aggiornare i Ledger in modo indipendente dagli altri, ma sotto il controllo consensuale di quest’ultimi: ogni transazione, deve essere verificata, votata e approvata dalla maggioranza dei nodi. I registri sono aggiornati solo dopo aver ottenuto il consenso ed ogni operazione rimane indelebile ed immutabile nel nodo.

Natura giuridica dello smart contract

Nonostante il riconoscimento giuridico all’interno della norma, dibattuta è la natura giuridica dello Smart contract, specialmente se si guarda quest’ultimo come un vero e proprio contratto giuridico.

Il Consiglio Nazionale del Notariato, ha analizzato la norma che regola gli smart contracts ed, in particolare, ha evidenziato come l’art. 8 del Decreto semplificazioni, parli di “effetti predefiniti” dalle parti, lasciando, quindi, immaginare un momento di formazione logicamente antecedente allo smart contract; dall’altra parte, invece, la norma indica lo smart contract come fonte di vincolo giuridico tra le parti, teoria che contrasterebbe, dunque, con l’opinione di un rapporto contrattuale preesistente; infine, la norma attribuisce il valore di documento avente forma scritta, il ché lo equiparerebbe ad un contratto vero e proprio.

Il Consiglio Nazionale del Notariato, ha messo in luce che, posta la forma scritta, maggiormente problematico è indagare su gli altri elementi essenziali del contratto, ai sensi dell’art. 1321c.c..

Se l’oggetto si può dedurre, poiché la norma afferma che il programma per elaboratore agisce sulla base di “effetti predefiniti” dalle parti, più difficile è l’identificazione delle parti, perché la norma non prevede la sottoscrizione. Per quanto concerne l’elemento dell’accordo, è difficile rinvenirlo, non essendoci un meccanismo che consenta di documentare una manifestazione inequivocabile della volontà delle parti. In particolare, la norma parla di “esecuzione” che identifica la fase contrattuale successiva alla sua conclusione, in cui le prestazioni vengono eseguite, dunque un fase che non genera vincoli ma, bensì, l’estinzione di una obbligazione. Se tuttavia, si attribuisce al termine “esecuzione” il significato informatico di “execution” cioè “avvio del programma”/ “lettura delle istruzioni caricate all’interno del sistema”, sarà dunque l’azione materiale di dare avvio al programma, l’elemento che fornirà la prova della manifestazione della volontà, ossia l’avvio congiunto delle parti documenterà l’accordo. Altrettanto problematico è documentare la causa, non essendo facile ricostruire la comune intenzione delle parti, si pensi ad esempio, ad uno smart contract che contenga l’istruzione di pagamento da un soggetto X ad un altro soggetto Y: il pagamento in astratto, potrebbe trovare la sua causa in molteplici tipologie negoziali (mutuo, compravendita, pagamento di un obbligazione…ecc.).

Rivoluzione o evoluzione?

Seppur lo strumento dello smart contract intimorisce, poiché è difficile trovare un inquadramento dello stesso da un punto di vista giuridico, è altrettanto vero che lo sviluppo della tecnologia, che investe tutti gli ambiti della nostra vita,  ha reso necessario adeguare i vecchi strumenti giuridici, ormai obsoleti.

Entrando in quest’ordine di idee, più che di “rivoluzione” Blockchain, ci troviamo di fronte ad una naturale e obbligatoria “evoluzione”.

Oggi la piattaforma più importante, utilizzata per codificare gli smart contracts, è sicuramente Ethereum: una blockchain che con linguaggio di programmazione costruito al suo interno e Turing complete, permette di scrivere contratti.

La totale assenza dell’intervento umano nello smart contract, determinerebbe la non necessità d’intermediari, aspetto che applicato in ambito economico determinerebbe semplificazione e risparmio.

Lo smart contract nel Settore bancario

Il settore che maggiormente ha implementato la tecnologia Blockchain è il settore bancario, non soltanto legata alla registrazione di scambio di criptovalute e bitcoin ma, in particolare nell’ambito retail banking: attraverso l’utilizzo di smart contracts, stanno attuando dei piani di gestione automatica dei contratti con i propri correntisti, al fine di snellire le procedure interne, tramite gli automatismi insiti nei sistemi informatici di esecuzione dei contratti.

Si pensi, ad esempio, all’utilizzo degli smart contract nel procedimento di erogazione di mutuo, non soltanto si eliminerebbero le lungaggini legate al deposito di documentazione, intervento del notaio, ecc…ma gli esperti hanno evidenziato che determinerebbe un risparmio compreso tra i 480 e 960 dollari, ossia tra l’11%-22% di costi legati all’accensione di un mutuo.

Si pensi ancora, ai prestiti sindacati, l’utilizzo degli smart contract, abbatterebbe significativamente i ritardi accumulati nella procedura, il che secondo gli esperti condurrebbe ad una crescita delle richieste con maggiori guadagni e minori costi operativi per le banche di investimento.

L’utilizzo inoltre, della tecnologia Blockchain da parte delle banche, consente il processo di certificazione dei documenti attraverso un sistema di crittografia che garantisce l’inalterabilità del documento, garantendo sempre una maggiore sicurezza e trasparenza a tutela della clientela e degli stakeholders. Banca Mediolanum ha pubblicato sulla blockchain di Ethereum la propria Dichiarazione non Finanziaria (DNF), certificandone in tal modo l’immutabilità. L’hash del documento è stato successivamente reso noto sul sito ufficiale dell’istituzione.

Avv. Costanza Brandimarte

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